By: Stefania Rebuscini
Categoria:
Ipnosi e Musica
La musica favorisce lo stato di trance ipnotica.
L’ipnosi è uno stato “non ordinario” della coscienza e in quanto stato fisiologico della mente, appartiene a tutti gli esseri umani. La musica è un ottimo mezzo per agevolare l’induzione della trance ipnotica.
I musicisti conoscono molto bene questo stato e riescono con le loro composizioni ad attrarre l’attenzione emotiva di chi ascolta. Essere quindi, catturati da una melodia o da un ritmo significa orientare la propria attenzione verso una sensazione molto intensa, appunto per questo, ipnotica.
Nel suo De Musica, Sant’Agostino, scrisse che “la musica resta un rumore insignificante fin quando non tocca l’anima” e toccare l’anima significa proprio entrare in contatto con le proprie corde emozionali, con la parte più profonda si sé stessi.
Nei rituali sciamanici i riti di guarigione erano, e sono, sempre accompagnati dalla musica prodotta o in modo fortemente ritmico, o attraverso forme melodiche ripetitive cantilenanti; del resto possiamo osservare anche nelle rituologie religiose come in alcuni passi sia previsto l’accompagnamento musicale o il canto o il suono delle campane.
Quest’ ultimo nella religione cristiana ha assunto la funzione di “voce di Dio” ma non solo, il suono delle campane comunica anche situazioni di pericolo, lutto o gioia. Il “rintocco” delle campane è un mezzo di comunicazione non verbale che raggiunge contemporaneamente molte persone appartenenti alla stessa comunità. Quando parliamo di comunicazione e di linguaggio parliamo di ipnosi in quanto forma di comunicazione diretta all’inconscio delle persone.
Oggi, secondo una moda attuale, a scopo rilassante e meditativo, vengono utilizzate le campane tibetane, già usate 3000 anni fa dagli sciamani del Tibet per indurre la guarigione. Il suono delle campane tibetane è molto rilassante poiché riproduce le vibrazioni del suono dell’universo detto “OM”, inteso come suono primordiale della creazione.
Anche il canto in quanto comunicazione musicale può essere indicato per aiutare le persone ad entrare in trance ipnotica, all’uopo basti ricordare come la prima dolce melodia che possiamo rintracciare nella memoria della prima infanzia è la “ninna nanna” che soprattutto se cantata dalla mamma o dal papà o da adulti emotivamente e affettivamente legati al bambino ha l’effetto di indurre il sonno ristoratore nel neonato, oltre ai vari suoni melodici di carillon e simili tutti con la stessa finalità di evocare l’effetto tranquillizzante e rilassante.
A tal proposito, in alcuni studi si è evidenziato come con l’utilizzo costante della comunicazione prenatale, fatta dalle mamme e l’utilizzo di musica prenatale favorivano poi uno sviluppo post-natale che in una grande percentuale di neonati si manifestava con il riconoscimento della voce di questa e in altra percentuale i neonati riconoscevano la musica prenatale e questa induceva loro un effetto calmante con l’interruzione del pianto.
Un’altra prospettiva, sempre in relazione al canto, è quella con cui fare riferimento al famoso “canto delle sirene” di Ulisse, laddove l’eroe dell’Odissea per resistere al richiamo seduttivo, quindi ipnotico delle sirene, è costretto a farsi legare all’albero della nave, per poter comunque ascoltare l’irresistibile canto, e a far tappare le orecchie con la cera ai suoi marinai. Il canto delle sirene sarebbe stato un richiamo pericoloso, in questo caso, perché avrebbe distolto Ulisse dal suo percorso, dal suo vero intendimento. Questo episodio ci ricorda come spesso nella vita quotidiana veniamo fuorviati dalle nostre genuine convinzioni interiori, perché veniamo sedotti, ipnotizzati, dal “canto” della televisione o di altri mezzi di comunicazione di massa, o dalla pubblicità.
Per quanto riguarda la psicoterapia ipnotica, l’utilizzo della musica è una delle modalità preferenziali per indurre lo stato di trance ipnotica; spesso si utilizza anche il metronomo, uno strumento che serve per misurare il tempo e mantenere una base ritmica costante.
Il suono ritmico del metronomo e l’utilizzo delle note musicali richiamano, come abbiamo visto, le prime esperienze della vita intrauterina. In questo stadio di sviluppo il feto è costantemente in contatto con il battito del cuore della mamma e già nella vita intrauterina si entra in contatto con il ritmo e la musicalità della voce materna.
Tutto ciò ci porta a considerare come la voce stessa sia uno strumento musicale e come l’esperienza dell’ipnosi sia di per sé “regressiva”.
Durante la psicoterapia ipnotica si può utilizzare la musica sia come sottofondo sul quale poi il terapeuta ipnotista utilizza le metafore ad hoc per ogni paziente, ma può essere utilizzata dal terapeuta stesso, che usando il suo personale strumento musicale, suona determinate note per creare la giusta atmosfera di rilassamento che aiuta l’induzione della trance ipnotica.
Personalmente nel mio studio, all’occorrenza, uso il suono del basso elettrico, col quale si può sia dare un ritmo di base costante, somigliante al suono del metronomo che, a seconda delle preferenze individuali, un tempo composto leggermente più complesso. In ogni caso l’utilizzo dello strumento musicale, come già detto, si presta in un modo più “primordiale” alla comunicazione emozionale che precede l’uso della voce. In questo caso la voce del terapeuta poi viene modulata come se fosse uno strumento musicale per indurre varie sfumature di comunicazione.
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