By: Stefania Rebuscini
Categoria:
Ipnosi Conversazionale
L’ipnosi conversazionale neo-ericksoniana, Dr.ssa Stefania Rebuscini.
La comunicazione è la base dell’ipnosi. L’ipnosi ericksoniana è detta anche conversazionale poiché si fonda sulla comunicazione verbale e non verbale. Conversando con il paziente si può indurre la trance ipnotica.
Tecnica e Psicoterapia sono due termini che difficilmente stanno bene insieme. La tecnica è qualcosa che si può studiare, come fase di approccio, e naturalmente è una sorta di “gruccia” alla quale si appoggia chi muove i primissimi passi nel mondo della psicoterapia; più spesso l’utilizzo di tecniche è per operatori di vario genere che lavorano, a qualche titolo nel mondo della salute mentale senza essere nè psicologi, nè psicoterapeuti.
Ma quando si parla di psicoterapia ipnotica, entrano in gioco dei fattori specifici e talmente importanti che la parola tecnica, necessariamente va lasciata un po’ da parte. Usare tecniche di terapia è una limitazione, un sostegno e un contenitore protettivo per chi si approccia con un paziente, in modalità di insicurezza.
Se esistono, per quanto riguarda l’ipnosi, una infinità di modi per “indurre” lo stato di “trance ipnotica”, una miriade di corsi che insegnano appunto le “tecniche” dobbiamo dire che siamo, in questo caso nel campo del “ludico”, e non della cura poichè una volta imparata la tecnica non sapremo cosa farcene.
Il bello dell’ipnosi invece, usata in psicoterapia, sta nella grande libertà che è data al “terapeuta consapevole” del prezioso strumento che sta utilizzando per “curare” il suo paziente.
Innanzitutto lo psicoterapeuta ipnotista è uno specialista sanitario che studia circa 12 anni per poter condurre sedute di psicoterapia, esiste una legislazione in Italia, molto dettagliata in merito. E’ quindi ovvia la differenza tra lo psicoterapeuta ipnotista e ad esempio uno psicologo che abbia semplicemente frequentato un corso trimestrale per imparare una tecnica e basta.
Di estrema importanza è la capacità dell’ipnotista di creare su misura per ogni paziente una terapia adatta, un modo di comunicare congruo per la persona che si trova di fronte. Oggi l’ipnosi conversazionale è quella che maggiormente riscuote successo nelle psicoterapie. Questa si basa sulla relazione comunicativa e può essere indotta tranquillamente durante la conversazione terapeutica, e addirittura, spesso non è necessario far sdraiare il paziente sul lettino.
Si dice conversazionale, proprio perchè si induce conversando con il paziente, senza usare pendolini, metronomi, punti di luce o “altro”; l’altro fa parte di tecniche.
Questo modo di utilizzare l’ipnosi è detto anche naturalistico, poiché essendo orientato alla permissività e non utilizzando un linguaggio direttivo, lascia al paziente un ampio margine di libertà nel ricorrere alla sua immaginazione per accedere alle proprie risorse inconsce autoguaritrici.
L’ipnotista , in questo caso, deve essere in grado di avere una buona capacità linguistica, conoscenza della grammatica, dei sinonimi, dei contrari, degli aggettivi, di tempi verbali magari anche desueti, inoltre deve essere in grado di utilizzare più stili comunicazionali.
Nell’ipnosi conversazionale ericksoniana sono fondamentali la conoscenza e l’utilizzo della propria voce, infatti questa per l’ipnotista psicoterapeuta, corrisponde allo strumento musicale del musicista. La voce è prodotta dalle corde vocali, quindi si utilizza per enfatizzare o per attenuare alcune parole, o vocalizzazioni, o tutto il resto che si può produrre con essa.
Sono molto importanti, spesso ancora più delle parole, i toni che danno calore e colore alle parole, alle frasi; le pause che vengono utilizzate “ad arte” per favorire la suspense, un elemento fondamentale per creare l’atmosfera di attesa e accendere la curiosità che indirizza sapientemente l’attenzione della persona ipnotizzata, la quale si appresta ad essere delicatamente accompagnata in un luogo mentale da dove potrà accedere alle proprie risorse inconsce.
E’ di fondamentale importanza, nella situazione comunicazionale della terapia, che si crei quello che Erickson definì il “Rapport”: un saldo rapporto di fiducia tra i componenti della coppia terapeutica, sulla base del quale creare la condizione relazionale ideale di tranquillità, di condivisione, all’interno della quale sviluppare una forte alleanza terapeutica; perché il paziente si lasci andare alle cure del terapeuta è fondamentale che si stabilisca il rapporto di fiducia.
In tutto ciò è estremamente importante “l’osservazione responsiva” del terapeuta, cioè la sua capacità di ascolto comprensivo del disagio del paziente e la sua capacità empatica di immedesimarsi nel problema, rielaborarlo e restituirlo sotto forma di metafora; modalità atta a favorire la capacità del paziente di creare nuovi modi e modelli per affrontare situazione irrisolte del passato, ma soprattutto per approcciare in modo nuovo e maggiormente performante il presente e con questo stabilizzare nuovi modelli adattivi, anche per il futuro.
Per prenotare un appuntamento contattare la Dr.ssa Stefania Rebuscini
