Ipnosi come Investimento Affettivo
By: Stefania Rebuscini
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Ipnosi come Investimento Affettivo
La psicoterapia ipnotica è la terapia d’eccellenza per risolvere le difficoltà relazionali, che impediscono il fluire delle energie emozionali. Nella psicoterapia ipnotica il concetto di investimento affettivo è da considerarsi come base per un arricchimento reciproco, dal quale si rafforza il legame della relazione terapeuta-paziente. Infatti l’ipnosi è la via preferenziale per migliorare le proprie capacità relazionali.
L’investimento riguarda una iniziale messa a disposizione di “qualcosa di sè” destinato a crescere e ad aumentare il proprio valore nel tempo. Proprio come quando si investe del denaro: se si compra una casa si sta investendo, se si compra un’automobile si sta spendendo, questo concetto basico di economia vale anche per l’investimento affettivo.
Intraprendere un percorso di psicoterapia con l’ipnosi significa investire su sè stessi, mettendo in gioco le proprie certezze, i propri bisogni, i propri progetti e molto altro.
Si investe affettivamente ma anche economicamente perchè il denaro che viene speso per le sedute non corrisponde quasi mai a quello che in realtà viene poi ricevuto e anche appreso, ma si trasforma in un guadagno, un valore aggiunto, presente e futuro che avviene grazie allo sviluppo di tutte quelle capacità, che sono sempre presenti nelle persone, ma che a volte non vengono impiegate per accrescere il proprio benessere, il proprio equilibrio, la propria autostima, la propria creatività.
Il terapeuta che svolge la propria professione, soprattutto per passione, investe tutto sè stesso nella relazione col paziente. Spesso dà molto di più di quanto sia traducibile in denaro. Questo molti pazienti, lo sanno e lo sentono e il terapeuta sicuramente riceve a sua volta molto da ognuno di loro, per questo sappiamo che certe sedute a volte “non hanno prezzo”.
Questa condizione ideale non avviene sempre e in modo scontato con chiunque, ecco perché nella delicata pratica psicoterapeutica, necessariamente, si deve porre molta attenzione alle richieste dei “candidati” pazienti. Non è di fatto possibile mettere in atto quanto detto sopra con tutti, soprattutto se ci riferiamo alla psicoterapia ipnotica che si fonda sulla comunicazione.
Infatti, laddove si riscontri una forma inadeguata di comunicazione, o l’eloquio del paziente risulti deprivato di alcune caratteristiche fondamentali, come si evince in alcuni disturbi psicopatologici severi, bisogna porre ulteriore attenzione alla possibilità di utilizzare l’ipnosi in psicoterapia.
E’ proprio all’interno della relazione terapeutica che si rende più evidente il concetto di investimento affettivo. Il luogo dove si creano dei legami che vanno oltre; si crea la capacità di continuare da soli, una volta terminato il percorso psicoterapeutico e di mettere in atto poi, tutto quello che è stato appreso, il paziente acquisisce degli strumenti adeguati per mettere in atto nuovi schemi comportamentali, più funzionali per la sua vita.
Quello che avviene nella peculiare relazione psicoterapeutica, il modo in cui il paziente si relaziona al terapeuta, il suo comportamento, per esempio: se arriva in ritardo, salta le sedute senza avvisare, o tende ad affannarsi per riuscire ad “incastrare” la seduta tra tante cose, è uno specchio della sua modalità individuale di relazionarsi agli altri nel quotidiano, questo ci dà quindi molte informazioni “non verbali” delle quali, spesso, il paziente stesso non è consapevole.
Capita, a volte, che seguendo i propri modelli comportamentali, derivanti dalle esperienze precoci di un certo tipo, sia più facile distruggere le relazioni piuttosto che costruirle, ma ancora più difficile è mantenere, quest’ultima è una vera e propria ARTE.
Così, come crollano ponti, scuole, case, per l’incuria, cioè per il mancato mantenimento in “salute” dei beni materiali e anche immobili, da parte dell’uomo; lo stesso succede nei rapporti umani.
Il mantenimento, quindi la crescita richiede impegno costante, cioè investimento.
Per alcune persone è più semplice dare un calcio e rompere una relazione con una persona cara, piuttosto che disporsi al confronto, all’apertura, al chiarimento o alla trasformazione del rapporto affettivo.
In alcuni casi, questo atteggiamento di interruzione, messo in atto dal paziente durante il percorso di psicoterapia, denominato “drop out”, si manifesta come forma di ripetizione di esperienze antiche di rottura o di abbandono, dietro le quali si può celare la difficoltà di entrare in relazione con se stessi, prima che con gli altri, perché vengono negati alcuni lati oscuri della propria personalità.
Questa modalità richiama i vissuti rancorosi, o di solitudine, di vuoto, di freddezza inferibile ad eventi relazionali passati; si condanna così la propria memoria, l’anima e il sentimento allo sbiadimento e alla soffusione o dissolvenza di quei colori vitali che rispecchiano la capacità fondamentale per la propria salute psichica, quindi anche fisica, che è l’imparare a volersi bene, praticando con se stessi la cosiddetta funzione auto-genitoriale.
Possibilità che si possono aprire e sviluppare con un adeguato percorso di psicoterapia ipnotica, ovviamente svolto con professionisti opportunamente preparati e titolati in merito.
Per ulteriori chiarimenti o per prenotare un appuntamento, contattare la Dr.ssa Stefania Rebuscini
