La Relazione Terapeutica nella Psicoterapia Ipnotica

By: Stefania Rebuscini 10 Maggio 2019 no comments

La Relazione Terapeutica nella Psicoterapia Ipnotica

Condividi su:
Importanza della relazione terapeutica in psicoterapia ipnotica neo-ericksoniana.
Le relazioni sane aiutano a crescere. In psicoterapia, specie nella psicoterapia ipnotica, dove ci si avvale dell’ipnosi, la relazione tra terapeuta e paziente è di fondamentale importanza. Attraverso l’istaurarsi di un modello relazionale “sano” si possono apprendere nuovi modelli relazionali e comunicazionali.

Il bambino piccolo si sviluppa e cresce non solo grazie alle cure materiali che gli forniscono i genitori ma anche e soprattutto per le attenzioni di tipo affettivo che questi gli trasmettono attraverso il contatto fisico, le cosiddette “coccole”, con gli abbracci che infondono il senso di sicurezza, protezione e contenimento. Grazie al senso di sicurezza, conforto e protezione, il piccolo può sviluppare alcune caratteristiche che gli conferiranno la capacità di avere fiducia in sè stesso, e poi nell’altro, l’autostima, la capacità di autovalutazione.

In particolare, il bambino impara a conoscere il mondo attraverso lo sguardo della madre. Impara ad interpretare quello che succede intorno a lui “leggendo” l’emozione trasmessa dallo sguardo materno. La carenza o peggio la mancanza di questo scambio durante la prima infanzia ingenera nel bambino il senso di confusione e disconferma.

E’ molto probabile che in casi di questo genere, cioè laddove siano state trascurate le attenzioni emotive, lo sviluppo successivo, durante infanzia e adolescenza, essendo già minato alla base, risulterà caratterizzato dal vissuto di una perenne ricerca mossa dalla sensazione di vuoto interiore che cercherà appagamento in situazioni più disparate.

Queste persone saranno spesso soggette al vissuto del “come se” siano state ingiustamente private di qualcosa che gli apparteneva ma che gli è stato negato. Questa la cosiddetta “ferita narcisistica”: una ferita, un vuoto dietro il quale si nasconde dolore. Ma non solo, alcuni di questi individui crescendo saranno più portati di altri, a sviluppare psicopatologie più o meno gravi, altri cercheranno la soluzione creativa a modo loro e altri ancora, svilupperanno un vero e proprio timore o peggio, paura verso il mondo delle “relazioni affettive”.

Tale paura impedisce di avvicinarsi emotivamente agli altri e nega la possibilità di instaurare relazioni profonde, perché si teme di dover affrontare prima o poi di nuovo quel vissuto di “perdita” di “lutto interiore”, sempre presente nell’anima finchè non si deciderà di crescere e metabolizzare il dolore per imparare a superare questo ostacolo.

Spesso la vita di queste persone si basa prevalentemente su scelte di tipo razionale, poiché si è più portati a credere che la razionalità e la materialità diano maggiori sicurezze o garanzie nella vita. Ma, in fondo, sappiamo tutti che nessuna cosa ci è “garantita”.

Questo modo di vivere, ovviamente, viene applicato scrupolosamente anche nel modo di rapportarsi agli altri, le relazioni risulteranno prevalentemente fondate sulla “convenienza” o sulla comodità materiale piuttosto che sull’empatia, sull’affetto, sulla comprensione e sul calore che si sviluppano nelle sane interazioni umane.

Tutto ciò risulta a lungo andare un impedimento all’evoluzione, alla crescita psicologica individuale ed ecco perché in molti si sentono più rassicurati dal fatto di tenere in mano un tablet, piuttosto che la mano di una persona cara, oppure si sentono falsamente compresi dalla voce metallica dell’assistente dello smartphone, piuttosto che dal calore della voce di una persona amata.

La realtà però ci dimostra che l’effetto ottenuto, nei casi suddetti, è esattamente il contrario di quello cercato perché più si consolida la “relazione di dipendenza” da un “oggetto dispensatore di virtualità” e più si tende a chiudersi al mondo affettivo aumentando il distacco dagli altri, ma principalmente da sè stessi, e ciò è infinitamente più triste, se non pericoloso che lasciarsi andare al benefico contatto umano con gli altri.

Nelle cattive relazioni ci si può ammalare e nelle buone relazioni si può imparare a stare bene.

Le difficoltà relazionali sono davvero molto importanti nonchè terribilmente diffuse. Quando gli scambi con l’altro sono solo mentali, senza la partecipazione del “cuore”, cioè dell’emozione, esiste solo un “bla bla bla” sterile, senza nessuna sostanza.

Ma anche in casi del genere, dove sia evidente una forma di “inettitudine relazionale”, si può imparare a trovare un modo migliore di rapportarsi agli altri, perché l’unica competenza di cui è dotato sin dalla nascita l’essere umano, la sua unica “garanzia” nella vita è la “capacità di apprendimento”. Capacità che rimane attiva per tutta la durata dell’esistenza e che può essere anche accresciuta o reimparata con l’aiuto dell’ipnosi, anzi meglio della psicoterapia ipnotica.

La psicoterapia ipnotica, nello specifico, si basa sulla “buona relazione tra terapeuta e paziente”, solo con lo sviluppo di questa buona relazione è possibile operare con l’ipnositerapia poiché, tutto il percorso di terapia si basa sullo sviluppo del rapporto di fiducia, chiamato anche “rapport”. Questo requisito fondamentale permette al paziente di collaborare attivamente con lo psicoterapeuta, il quale assume un ruolo di aiuto e guida senza porsi in modo coercitivo e autoritario, ma anzi utilizza la tecnica naturalistica che lascia molta libertà al paziente di spaziare a suo piacimento nelle metafore suggerite dal terapeuta.

Per un appuntamento, contattare la Dr.ssa Stefania Rebuscini.