By: Stefania Rebuscini
Categoria:
Solitudine Risorsa Evolutiva
Solitudine, ipnosi, autoipnosi – Roma.
Incontrare sé stessi, in solitudine, grazie alla psicoterapia ipnotica, all’ipnosi o all’autoipnosi, come percorso di conoscenza e di consapevolezza di Sé. La psicoterapia è anche un percorso di crescita psicologica individuale che riconosce la solitudine come risorsa evolutiva.
La solitudine è un’esperienza che riguarda il vissuto soggettivo di ogni individuo, infatti essa può essere avvertita come un sentimento, uno stato d’animo o un particolare modo di sentire le “relazioni sociali”. Inoltre, la solitudine è quel sentimento di vuoto e di distanza che si può manifestare sia nei confronti degli altri sia verso sé stessi ed è, spesso, uno stile di vita che genera non pochi patimenti.
La sofferenza psicologica spesso deriva da situazioni di vita che cambiano e che generano il senso di solitudine. Le separazioni e le perdite come possono essere la perdita del lavoro, o di una persona cara, un trasloco, provocano un lutto che conseguentemente porta a vivere un periodo di depressione. Ed è proprio in questi momenti che la solitudine può pesare di più.
Un’altra causa che determina il vissuto di solitudine è data dallo stile di vita, cioè quando si vorrebbe stare da soli ma invece si è costretti a stare in mezzo a molte altre persone, è il caso delle metropoli dove l’attenzione è quasi sempre rivolta all’esterno e questo priva le persone del naturale bisogno di rivolgere attenzione all’interno di sé. Questo genera senso di solitudine poiché non riuscendo ad entrare in contatto con la propria realtà interiore ci si sente soli in mezzo agli altri.
Questa distanza da sé stessi radica la solitudine al punto da temere o evitare l’incontro con il proprio mondo interiore, la propria vita interna, il proprio Sé: N. Matteucci commentando Alexis de Tocqueville ha detto che il pensatore francese “non temeva la solitudine, ma temeva la ‘non solitudine’. La solitudine vuol dire pensare. La non solitudine vuol dire adeguarsi al pensiero degli altri”.
In sintesi, la “non solitudine” significa omologarsi alla massa e seguire il pensiero altrui, le mode imposte dal sociale o dalla pubblicità fino a divenire dipendenti; la “solitudine” vuol dire pensare, e differenziarsi dagli altri, cioè riuscire a divincolarsi dai legami sociali ed essere sé stessi entrando in contatto con la propria creatività, con le risorse individuali e con queste, poi, relazionarsi con il mondo in modo autentico.
Questo modo di conoscersi è un processo in continua evoluzione nella vita delle persone. Quando si verifica un blocco di questa evoluzione, possono insorgere vari fenomeni che interessano l’ambito della psicologia. Per favorire la ripresa della crescita individuale, è sempre necessario imparare a “stare da soli”. Per questo si possono intraprendere sia delle terapie di sostegno che percorsi di psicoterapia, anche brevi che affiancano l’individuo nel tentativo di crescita.
La solitudine oggi è più sentita che nel passato, anche se apparentemente sembra il contrario, ma l’eccessivo tempo che le persone trascorrono nel virtuale sia per lavoro che per diletto, è spesso la causa principale dei vissuti di solitudine e di distacco da sé stessi e dagli altri.
La mancanza di contatto umano, disabitua alla capacità di “sentire” empaticamente gli altri nonché di leggere il linguaggio non verbale dell’altro, dal quale ci giungono una infinità di informazioni. Questo oltre che ad amplificare il vissuto di solitudine favorisce la crescita di disturbi di dipendenza da internet, conosciuta come Internet Adduction Disorder (IAD).
L’uomo è un animale sociale la sua necessità è di stare naturalmente con gli altri e quindi risente dell’isolamento o dell’esclusione in tutti quei contesti dove cerca di rispondere al “bisogno di appartenenza”.
Le persone si aggregano in gruppi per similitudine e per sentirsi più protetti e sicuri, oppure per guadagnare visibilità proprio grazie all’appartenenza ad un gruppo piuttosto che ad un altro. Ma può accadere anche che l’eccessivo bisogno di appartenere ad un gruppo sia un segnale di personalità dipendente, laddove pur di non rimanere da soli ci si assoggetta agli altri in termini di relazioni negative. Questo può succedere sia nel mondo del lavoro (mobbing), sia nella coppia che in famiglia, nelle scuole (bullismo), nei gruppi amicali (violenze, droghe), ed in altre contesti sociali.
Ecco che allora anche all’interno dello stesso gruppo nel quale si cerca vicinanza e protezione o accoglienza si può venire emarginati ed essere lasciati soli vivendo la delusione e il tradimento.
Ma la solitudine non è solamente una situazione negativa dove si vive l’esperienza dell’abbandono; osservandola da un altro punto di vista, ogni psicologo sa che anche i bambini piccoli necessitano dei loro momenti di solitudine, dello stare tra sé e sé, sono quei momenti creativi ed esplorativi che aiutano a fare esperienze nuove e quindi a crescere. Proprio nella relazione con sé stessi, con la propria realtà interna avvengono i cambiamenti tanto cercati nei momenti di crisi.
“Nosce te ipsum”, la famosa frase latina che traduce l’iscrizione greca sul tempio di Apollo a Delfi è proprio un’esortazione a conoscere sé stessi prima degli altri, questo processo “alchemico” che è un principio anche della psicologia e della pratica psicoterapeutica nel senso che ogni volta che soffochiamo quelle parti di noi che “non conosciamo” o non vogliamo vedere, perdiamo la relazione con loro ma queste non smettono di esistere anzi spesso premono per venire fuori anche sotto forma di sintomi o di somatizzazioni.
La conoscenza di sé stessi porta a comunicare con gli altri in modo più autentico, con quella vitalità che trasforma i sogni in realtà, proiettando cioè sul mondo aspettative positive che non tardano a trasformarsi in utili realizzazioni.
Realizzare i propri sogni corrisponde ad avere un obiettivo da raggiungere, un progetto da concretizzare, questa è una condizione in cui si deve “staccare la spina” per poter ascoltare la voce interiore.
Proprio come l’artista che riesce ad avere la giusta ispirazione mettendosi in contatto e in solitudine, con la propria dimensione inconscia dalla quale attingere la sua parte creativa e creatrice.
Ogni individuo, come l’artista, in solitudine, può mettersi all’ascolto di sé stesso e scoprire le proprie risorse personali dalle quali trarre nuove risposte, nuovi modelli comportamentali.
Per ulteriori informazioni contattare la Dr.ssa Stefania Rebuscini
