Ipnosi chi può praticarla

By: Stefania Rebuscini 30 Gennaio 2019 no comments

Ipnosi chi può praticarla

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Chi può praticare l’ipnosi, Dr.ssa Stefania Rebuscini.
In Italia la pratica dell’ipnosi clinica, conosciuta come psicoterapia ipnotica è di competenza esclusivamente di psicologi o medici, già iscritti presso i loro Ordini professionali e poi specializzati presso una scuola quadriennale di Psicoterapia Ipnotica, riconosciuta dal MIUR.

Spesso l’ipnosi gode di cattiva fama perché erroneamente associata all’attività di ciarlatani che con le conoscenze scientifiche in ipnosi non hanno nulla a che vedere.

La legislazione italiana prevede che l’ipnosi clinica come intervento sanitario, come intervento psicoterapeutico, come terapia di affezioni con componente organica, o come terapia del dolore, possa essere praticata solamente da chi sia abilitato all’esercizio di una “Professione Sanitaria”. Quindi solo da Medici, Psicologi ed Odontoiatri, iscritti, dopo regolare esame di Stato, ai rispettivi Ordini Professionali e che abbiano conseguito un regolare titolo di studio post laurea presso Scuole di Specializzazione, pubbliche o private, riconosciute dal Ministero dell’Università e della Ricerca.

Ogni altro impiego per finalità cliniche, diagnostiche o terapeutiche da parte di persona non abilitata integra il reato di esercizio abusivo di professione, previsto e punito all’art. 348 del codice penale. Stesse regole valgono anche per chi pratica “l’ipnosi sperimentale” cioè la cosiddetta ipnosi regressiva nelle vite precedenti.

Le richieste di ipnosi regressiva, nella fattispecie in vite precedenti non hanno nulla a che vedere con la psicoterapia ipnotica, a mio parere anzi vanno minuziosamente esaminate le richieste di quelle persone che condizionate dal numero crescente di “consulenti”, “esperti”, “studiosi” dell’ipnosi chiedono di voler provare tale “esperienza”, paragonabile ad una esperienza ludica senza nessun riscontro scientifico.

Una induzione ipnotica può anche essere, banalmente, un fatto “tecnico” ma capire se, come, e quando è opportuno intervenire con l’ipnosi è tutta un’altra faccenda. Solamente se si hanno la preparazione adeguata e l’esperienza e la capacità di fare diagnosi psicopatologiche si può decidere se intervenire o meno con l’ipnosi.

Il bombardamento al quale siamo sottoposti, in un continuo crescendo, di banalizzazioni sull’ipnosi, sta diventando una grave forma di disinformazione in merito. I vari incontri/ corsi di pochi giorni o settimane che si propongono di insegnare le tecniche di ipnosi regressiva ledono l’immagine e la professionalità delle categorie abilitate dai propri Ordini Professionali.

Il caos che si genera va inoltre a discapito di quelle persone che sono realmente sofferenti e finiscono in mani “sbagliate” o peggio in mano di personaggi irresponsabili che possono creare danno su danno proprio perché non fanno “distinguo”.

Particolare attenzione va posta nella fase di “analisi della domanda”, che avviene già durante il primo colloquio clinico con l’eventuale paziente che richiede il trattamento di psicoterapia ipnotica. In alcuni casi è anzi sconsigliabile l’utilizzo dell’ipnosi.

Trattasi di casi di schizofrenia, o psicosi, o paranoia, o disturbi di altro tipo, dove l’induzione ipnotica è sconsigliata se non controproducente.

L’ipnosi neo-ericksoniana, detta anche conversazionale si basa sulla relazione e sulla comunicazione. Nel caso di pazienti psichiatrici psicotici la sfera comunicativa risulta alterata sia dalla scarsa capacità relazionale che dalla insufficiente capacità di mantenere l’attenzione sull’ascolto per un periodo di tempo sufficiente al trattamento in psicoterapia ipnotica.

Ecco perché è fondamentale rivolgersi a Professionisti specialisti della materia. Per approfondire, contattare lo Studio della Dr.ssa Stefania Rebuscini