La Violenza sulle Donne

By: Stefania Rebuscini 5 Gennaio 2014 no comments

La Violenza sulle Donne

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Ipnosi per la violenza sulle donne, Dr.ssa Stefania Rebuscini.
La Psicoterapia ipnotica si utilizza nei casi di violenza sulle donne, sia fisica che psicologica; attraverso l’ipnosi lo psicoterapeuta interviene per recuperare l’autostima della vittima e rinforzare l’Io. Un percorso che accompagna ad affrancarsi dalla dipendenza psicologica del manipolatore.
Viviamo in un clima di violenza che si sta diffondendo sempre di più: violenza contro le fasce più deboli della società, contro i bambini, contro gli immigrati, contro i vicini di casa, contro gli animali, ma soprattutto contro le donne. Ed è proprio di questo tipo di violenza che vorrei approfondire alcuni aspetti.

Donne appartenenti a tutte le fasce di età, e sociali; madri, mogli, nonne, sorelle sono vittime di assassini, violentatori, molestatori e spesso di psicopatici che sono presenti nelle loro vite da molto tempo.

Ma la violenza fisica, seppur in continuo aumento, non è l’unico tipo di violenza di cui ci si dovrebbe preoccupare poiché numerosi sono i casi che vedono le donne picchiate, violentate, uccise, perseguitate non solo fisicamente ma, molto più spesso di quanto non emerga, con gli insulti, con le parole inflitte dai loro stessi compagni. Nelle cosiddette “famiglie normali” si annida “la larva” della prevaricazione maschile.

Un antico proverbio, recita: “ne uccide più la lingua che la spada” a sottolineare proprio quanto le parole possano a volte essere taglienti, tali da risultare più potenti di una pugnalata.
Le parole, possono ferire più della violenza fisica perché si insinuano a toccare delle corde particolari; soggiogano le donne al desiderio di superiorità e di potere dell’uomo che spesso usa gli insulti e le minacce per sottomettere la propria compagna. Quando si vuole colpire nel profondo, gli insulti mirano alle “radici”, così si estendono alle persone affettivamente più legate alla donna: figli, genitori, fratelli.

Allo stesso modo la violenza psicologica si agisce anche con i cosiddetti “silenzi punitivi” modalità comportamentale di stampo narcisistico che tendono a creare insicurezza e dubbio nella partner.

Qui si rientra nella sfera molto ampia della violenza psicologica, un vero e proprio abuso, spesso anche più grave di quella fisica che è una forma di manipolazione psicologica spesso messa in atto da partner con tratti narcisistici o veri disturbi di personalità narcisistica, che hanno come obiettivo quello di tenere la partner in una posizione di “subordinazione”.

Molte donne subiscono in modo più o meno consapevole questo tipo di violenza, alcune arrivano anche al punto di pensare di “meritare” tali maltrattamenti, entrando così nel ruolo di dipendenza e di inferiorità che viene loro inflitto dall’uomo e la scarsa autostima di queste donne gioca, purtroppo, un ulteriore ruolo negativo.

Dopo lo stress, subìto costantemente, possono manifestarsi i sintomi del disagio psicologico, quali ansia, paura, attacchi di panico, senso di smarrimento, angoscia, fino a scivolare nel tunnel della depressione; oppure tali sintomi possono evolvere in vere e proprie somatizzazioni quali gastrite, ulcera, ipertensione e altro ancora.

L’obiettivo dell’uomo tendenzialmente deviato da distorsioni culturali è mantenere il controllo sulla donna, ecco che puntualmente denigra e disprezza la capacità lavorativa o di casalinga o di madre della compagna; svalorizza ogni sua iniziativa volta al proprio miglioramento, svaluta ogni comportamento mirato alla crescita, “tarpandole le ali” ad ogni manifestazione di indipendenza, ad ogni iniziativa volta allo sviluppo della propria individualità, che rappresenta l’aspetto più nobile del conoscere la vera sé stessa. Così cerca di crearle intorno l’isolamento al solo scopo di evitare che questa “si svegli ed apra gli occhi” e possa, finalmente, vedere come la realtà che fino a quel momento ha vissuto si riveli una tragica farsa, e magari cominci a ribellarsi, quindi a cambiare.

Il cambiamento non è accettato dall’uomo che vede minacciata la sua posizione di essere superiore. Più l’insulto butta giù la donna e più l’uomo si sente salire in alto, vivendo in questo modo un fittizio sentimento di superiorità e di grandezza.

Questo tipo di rapporto è un rapporto di potere di tipo gerarchico e non di coppia alla pari, nulla a che vedere con “l’amore”. E’ un rapporto di dipendenza dove mancano la condivisione e il rispetto dell’altro. Ci sono due persone che vivono in modo complementare i loro ruoli, dove c’è un aggressore, c’è una vittima e viceversa. Quando uno dei due è stanco di giocare quel ruolo limitato e, spesso è la donna che aspira ad una maggiore genuinità del modus vivendi, ecco che nasce il desiderio del cambiamento e di conseguenza, subentra la crisi, che, nelle situazioni migliori, porterà ad una crescita.

Anche la vergogna è un elemento che gioca a sfavore della vittima. Quante donne si confidano o si rivolgono ad amici o familiari per chiedere aiuto o sostegno? Poche. L’umiliazione provata a seguito dei continui insulti e maltrattamenti ferisce profondamente nell’anima tanto che diventa molto difficile rivelare le violenze subite. Ma ogni donna deve imparare a volersi bene, quindi a prendersi cura di sé stessa, ricordando che comunque anche la violenza morale o psicologica è un reato e, come tale, può essere denunciato e perseguito.

E’ pur vero che, in questo momento sociale, dove la crisi si respira ovunque, esistono molte realtà che vedono la donna dipendente anche economicamente dal compagno o dal marito, ma questo non vuol dire necessariamente assoggettarsi alle angherie e alle vessazioni o diventare “la schiava del padrone”.

Come diceva Freud, tutto sta nel fare il primo passo: si può chiedere aiuto in tanti modi, non bisogna rimanere isolate nel proprio silenzioso dolore; è necessario, invece, cercare comprensione, sostegno sia nelle figure affettivamente più vicine, quali parenti o amici, che nelle figure professionali che si occupano dell’argomento, psicologi, psicoterapeuti, avvocati, centri specializzati, servizi sociali etc.

 

Laddove abbonda la violenza, l’incomprensione, l’insensibilità dell’uomo, l’amore della donna deve essere rivolto prima di tutto verso sé stessa, solo così potrà avere inizio un percorso di rimarginazione delle ferite più difficili da guarire, quelle dell’anima.

Per recuperare la propria autostima, per rinforzare l’Io, per riuscire ad affrancarsi dalla dipendenza psicologica e dalla manipolazione è spesso utile intraprendere un percorso di psicoterapia che accompagni al cambiamento, all’evoluzione. Anche imparare l’autoipnosi nel contesto terapeutico è utile per poter conoscere uno strumento col quale controllare l’ansia e conseguentemente la paura che si vivono in tali situazioni, in modo da riuscire poi a prendere decisioni in modo più lucido.

Per prenotare un appuntamento contattare la Dr.ssa Stefania Rebuscini