Ipnosi e Consapevolezza

By: Stefania Rebuscini 12 Maggio 2025 no comments

Ipnosi e Consapevolezza

Condividi su:
L’ipnosi come strumento della psicoterapia è un’ottima soluzione per sviluppare la propria consapevolezza.
Difatti la psicoterapia ipnotica offre l’opportunità di accedere al contatto con le parti più profonde di sé, permette di entrare in connessione con i propri pensieri, sentimenti, emozioni; è una modalità per imparare a conoscere se stessi.

La famosa frase “Nosce te ipsum” cioè “conosci te stesso” incisa in greco sul frontone del tempio di Apollo a Delfi, fu presa da Socrate come il suo massimo riferimento, interpretando il senso del limite della sapienza umana. L’unica certezza di Socrate: “so di non sapere”, è inversamente significativa del senso della consapevolezza che è sapere di sapere.

Secondo l’arte maieutica di Socrate, il Maestro è la figura principe che ha il compito di aiutare i propri allievi a giungere alla verità in modo autonomo, sviluppando il proprio pensiero critico, non si giunge al sapere con l’indottrinamento, con la suggestione o con l’imposizione di idee dall’esterno, ma attraverso un percorso interiore.

Socrate paragona la maieutica all’arte dell’ostetrica che aiuta il bambino a nascere, quindi attraverso l’attività intellettuale del porsi delle domande si può arrivare a comprendere quali sono le cose giuste per la propria crescita individuale.

Non tutti sono portati a porsi domande o ad avere dubbi in merito alle questioni della vita, all’auto osservazione, allo stare attenti alle proprie sensazioni, ai propri pensieri, attività che portano ad avere una speciale attenzione alle risposte individuale a stimoli sia interni che esterni.

E’ una facoltà che richiede comunque l’uso della propria volontà, la consapevolezza è una forma di metaconoscenza.

Vivere con un alto livello di inconsapevolezza di se stessi, degli altri e del mondo circostante, magari rende la vita più facile e più felice (sic!), ma rimanere ad uno stadio evolutivo prevalentemente egoistico ed egocentrico, nel quale si è autoreferenziali, cioè ci si sente sempre il centro del mondo e non si considerano come sufficientemente importanti l’esistenza, i vissuti e i sentimenti degli altri, nonchè le loro opinioni, corrisponde ad un modo di vita ancora immaturo e simil-infantile.

Questo modo garantisce il mantenimento di uno sviluppo psicologico piuttosto superficiale tipico di molte persone, che non amano assumersi la responsabilità delle loro scelte e spesso non sanno dare spiegazione ai loro stessi comportamenti, quando senza neanche rendersene conto, feriscono o danneggiano in primis se stessi e anche gli altri.

Nel tentativo di comprendere se stessi e i propri comportamenti, molti di questi individui confondono i reali significati delle cose che li circondano, oppure non riescono a comprendere il senso delle loro stesse abitudini, spesso rigide e ripetitive.

Un esempio, non generalizzabile, ma che accomuna molti di questi individui, è la passione di per gli sport estremi.

La ricerca della “scarica di adrenalina” erroneamente scambiata per coraggio, in molti casi può essere interpretata invece, come una manifestazione di depressione non riconosciuta.

L’adrenalina è anche detta “ormone della paura” poiché, viene rilasciata in tutte quelle situazioni che comportano paura, rischio, pericolo, minacce e stress sul piano fisico o emotivo.

Dal punto di vista psicologico questa ricerca di accelerazione delle sensazioni può essere spiegata con la sensazione di vuoto interiore o la scarsa capacità di coinvolgimento emotivo nelle cose del quotidiano; cioè con la ricerca di “vitalità”, laddove questa sia insufficiente.

La ricerca della situazione pericolosa e rischiosa, che qualora non contenuta, può sfociare in tragedia, è spesso riconducibile alla messa in atto di una sorta di “esorcismo della morte”, e questo è molto vicino ad alcuni tipi di vissuti depressivi, dove la ricerca e la sfida alla morte sono sintomi di malessere non riconosciuto e sicuramente non hanno a che fare con manifestazioni di coraggio.

Quest’ultimo è invece di chi sceglie di mettersi in ascolto del profondo se stesso e impara a comprende e a dare un nuovo significato alla propria sofferenza interiore, anziché eluderla facendo salti mortali, e finalmente intraprende un nuovo percorso evolutivo che porterà al contatto con la propria anima.

Si arriverà così al riconoscimento dell’auto-accoglimento e ad un livello di maturità diverso e profondo dove poter finalmente riuscire a godere della propria capacità di fermarsi e approfondire non solo la conoscenza di se stessi e degli altri, ma cosa ancor più importante creare quei legami affettivi, basi della capacità relazionale, che come spesso accade in questi casi risultano spezzati, o vengono interrotti senza consapevolezza dai nostri amici “amanti del pericolo”, che invece sono terrorizzati proprio dalla continuità relazionale che solidifica il legame affettivo.

Quest’ultimo è in realtà, per loro, il vero pericolo dal quale fuggire, poiché ha spesso a che fare con un’antica paura dell’abbandono, forse mai elaborata.

Paure, ansie, mancate evoluzioni interiori, che servono alla crescita personale, sono problematiche che si possono superare con l’approccio elettivo dell’ipnosi terapia.”

Per ulteriori chiarimenti o per prenotare un appuntamento, contattare la Dr.ssa Stefania Rebuscini